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Intervista a un esperto di economia: il Dottor Justin Yifu Lin

Testo e fotografie di Yan Ying

   
I commenti del Dr. Justin Yifu Lin, Vice-Presidente Esperto e Capo Economista della Banca Mondiale, Ex Direttore del Centro Cinese per la Ricerca Economica dell’Università Beida di Pechino, relativamente all’attuale situazione della crisi finanziaria globale.
 
 
 

In ottobre, in occasione della cerimonia per la Fondazione della Scuola Nazionale per lo Sviluppo di Beida e del Forum Internazionale in Onore del XXX anniversario dell’anniversario della Riforma e dell’Apertura, il Dott. Yifu Lin ha concesso un’intervista a “La Cina”. I temi principali trattati riguardavano l’attuale crisi finanziaria globale e le riforme di mercato attuate  in Cina negli ultimi trent’anni.

Secondo le previsioni del Dott. Lin, l’anno prossimo la crescita economica della Cina dovrebbe oscillare fra l’8 e il 9 per cento; inoltre ritiene che il rapido processo di sviluppo economico cinese contribuirà sostanzialmente all’impegno internazionale di porre rimedio ai problemi della corrente situazione finanziaria.

“La Cina”: La crisi finanziaria sta travolgendo il mondo intero e alcuni esperti ritengono che la Cina non dovrebbe aprirsi troppo. Cosa pensa della relazione fra apertura economica e sicurezza?

       Dott. Lin: Un vecchio proverbio cinese dice: “Non smettere di mangiare per paura di soffocare”. Se il problema di un paese danneggia altre nazioni, è questo il costo della globalizzazione, che, tuttavia, garantisce una divisione del lavoro internazionale più complessa e specializzata e dà modo a tutti i paesi di meglio sfruttare i rispettivi vantaggi e di impiegare le risorse, accrescere lo scambio tecnologico, ridurre i costi della crescita della qualità dell’industria e della tecnologia. Quindi, in generale, la globalizzazione è più benefica che dannosa. Dobbiamo guardare a questo fenomeno in questo modo. Non sarebbe peggio se la Cina non avesse invece avviato la politica di riforma e di apertura e fossimo ancora in uno stato di economia pianificata?

Prima della Riforma, il volume di import-export della Cina era pari al 9,5 per cento del PIL e, senza l’influsso di capitale straniero, la Cina non era esposta a nessun impatto da parte dei paesi stranieri. Tuttavia, in passato, il reddito annuale procapite dei cinesi era meno di 150 dollari americani. Oggi, grazie alla globalizzazione, il volume di import-export corrisponde al 70 per cento del PIL e l’influsso del capitale straniero è cresciuto. Nonostante la crisi finanziaria stia avendo in qualche modo un certo impatto sulla Cina, e che essa sia sia verificata con un calo delle esportazioni e col crollo dei mercati azionario e immobiliare, il nostro reddito urbano disponibile procapite è arrivato a 2.000 dollari. Ecco perché dobbiamo continuare a far parte della globalizzazione.

È certo che bisogna tener conto di alcune esperienze e lezioni. Nel processo della globalizzazione, possiamo offrire diverse politiche preferenziali per dirigere l’investimento straniero, ma dovremmo mantenere il controllo del flusso di capitale a breve termine. Per affrontare l’attuale crisi finanziaria, la Cina ha tre linee di difesa. Prima di tutto la riserva di moneta straniera da la Cina detiene è molto grossa; inoltre il nostro conto capitale non è aperto, che significa che non ci sarà il fenomeno del volo del capitale; e infine, la nostra situazione fiscale resta buona, e se le esportazioni crollassero, possiamo passare all’espansione del mercato interno.

La Cina: Gli U.S.A subprime che la crisi dei prestiti abbia scatenato la rivalutazione globale del sistema economico del mercato libero. Considerando le implicazioni di questa crisi finanziaria, ritiene ci siano dei problemi nel sistema di mercato libero? Ritiene che le riforme di mercato cinese dovrebbero interrompersi o addirittura smettere di esistere del tutto? Nel processo dello sviluppo economico, in che modo possiamo bilanciare la relazione fra il mercato e il governo?

       Dott. Lin: Il mercato e il governo sono ugualmente importanti. Non è razionale enfatizzare soltanto le funzioni governative e contare semplicemente sugli ordini pianificati. D’altra parte, l’asimmetria informativa è cosa comune in un’economia di mercato, in particolar modo per quanto concerne la finanza; per cui, da una mancanza di supervisione ne deriverebbero dei rischi morali. Allora, chi si occupa della supervisione? Ecco, questo è compito del governo. In tal modo la questione dovrebbe essere considerata da un punto di vista bilanciato, razionale. Se il mercato funziona, allora che sia mercato; altrimenti, la responsabilità sarebbe del governo. In realtà, questa crisi finanziaria non è semplicemente il fallimento di un mercato, ma anche il fallimento del governo. Mentre lavoriamo per far sì che il mercato migliori, anche il governo deve migliorare.

       La Cina: Cosa prevede per le tendenze globali dopo questa crisi finanziaria?

       Dott. Lin: La sopravvivenza delle istituzioni finanziarie dipende dalla fiducia. La gente non ha chiari quali sia il rischio di prodotti derivati di bassa qualità, e quindi, si allerta immediatamente appena si verifica la crisi di alcune istituzioni finanziarie. Quindi, il flusso di capitale delle istituzioni finanziarie stagna ristagna. La bancarotta di una banca potrebbe portare alla chiusura di diverse banche. Se da parte delle persone non c’è più fiducia, le banche devono prepararsi a che i loro depositanti ritirino il loro denaro in qualsiasi momento. E che potrebbero essere esitanti a fare richiesta di prestiti, a investire, per cui di conseguenza gli investimenti crollerebbero.

Lo scoppio della bolla del mercato immobiliare ha portato via la fiducia delle persone nell’economia, il che ha portato al crollo del mercato azionario e alla riduzione del consumo. In tale situazione i paesi sviluppati entreranno inevitabilmente in un inverno di economia, cosa risaputa dalle agenzie private e dalle istituzioni governative. Alcuni esperti prevedono una crescita zero nel 2009 per gli Stati Uniti, il Giappone e per i paesi sviluppati europei.

       La Cina: Nel suo ruolo di Capo economista della Banca Mondiale, what do you see quale ritiene che sia la questione base di questa crisi finanziaria?

       Dott. Lin: La corrente crisi finanziaria è la più seria dal 1929 a oggi. Mentre gran parte dei media e degli esperti si concentrano sugli Stati Uniti e l’Europa, io focalizzo la mia attenzione sull’oggetto di servizio della Banca Mondiale, ovvero, i paesi in via di sviluppo. La Banca Mondiale è un’organizzazione internazionale impegnata principalmente a dare assistenza ai paesi in via di sviluppo e sollevarli dalla povertà.

       La Cina: In che modi fondamentali prevede che questa crisi avrà impatto nei paesi in via di sviluppo?

       Dott. Lin: Se i paesi sviluppati entrano in una fase di depressione economica, i paesi in via sviluppo assistono a una diminuzione delle esportazioni e degli investimenti. Quando giunge una crisi finanziaria, gli investimenti stranieri diretti calano e per sopravvivere e prepararsi a eventuali necessità future, le istituzioni finanziarie dei paesi sviluppati aumentano il rapporto della loro adeguatezza patrimoniale. In questo caso il denaro che era stato prima stanziato per i paesi in via di sviluppo può ritornare indietro ai paesi sviluppati. Giacché il prezzo del petrolio e delle risorse minerarie è crollato, i paesi in via di sviluppo fonti di materie prime vedranno minori affari e un minor numero di investimenti. E la depressione economica dei paesi sviluppati porterà a una domanda ridotta di manodopera, e questo ridurrà il reddito dall’esportazione del manufatto dei paesi in via di sviluppo. 

 L’ascesa economica dei paesi in via di sviluppo negli ultimi decenni è stata ampiamente spinta dagli investimenti, e ora che quegli investimenti stranieri diminuiscono, la catena finanziaria di progetti in fase di realizzazione viene spezzata, e i loro prestiti bancari diverranno debiti molto alti; per quanto riguarda i progetti portati già a termine, a causa della riduzione della domanda del mercato, i prodotti non saranno facilmente rivendibili e questo porterà a una situatale da indurre alla crisi delle banche.

       Il rallentamento economicio e la crisi bancaria condurranno certamente alla perdita di fiducia da parte delle persone e un ad un conseguente grande crollo del mercato azionario. In tale circostanze i paesi in via di sviluppo, specie quelli in cui vi sia minore riserva di moneta straniera, e conteranno su considerevoli fondi straieri per coprire il deficit che devono coprire, e ciò che ne deriverebbe potrebbe non essere soltanto un rallentamento della crescita, bensì una crisi finanziaria, e addirittura, la cosiddetta “crisi di pagamento”.

       La Cina: Cosa possono fare allora i paesi in via di sviluppo per contrastare a questa crisi?

       Dott. Lin: La prima cosa è prevenire il crollo finanziario. I governi dovrebbero adottare misure decisive e immediate per evitare il ritiro dei depositi bancari da panico e la bancarrotta delle imprese bancarie.

Inoltre il governo dovrebbe cercare in ogni modo di tenere il tasso della crescita economica a un livello alto. Prima della prima parte di quest’anno, i prezzi del petrolio, delle materie prime e del grano era salito e la prima crisi affrontata dal mondo intero è stata l’inflazione; quindi prevenire l’inflazione era il primo obiettivo della politica macro-economica. Ma ora che i prezzi del petrolio, delle materie prime e del grano sono diminuite, la pressione dell’inflazione si è alleggerita; e, nell’affrontare un’economia lenta, il governo dovrebbe adottare politiche monetarie libere come le seguenti:

Prima di tutto, tagliare i tassi di interesse, ridurre il tasso di riserva di deposito, aumentare i fondi di prestito delle banche e sostenere gli investimenti delle imprese, in particolar modo di quei settori che abbiano dei vantaggi, e il rafforzamento dell’industria, così da condurre la crescita economica attraverso gli investimenti.

Quindi, adottare effettive politiche fiscali. Se un paese in precedenza aveva una certa situazione finanziaria, dovrà avere maggior spazio funzionale per le politiche fiscali. I paesi in via di sviluppo in genere hanno inadeguate infrastrutture, e dopo un periodo di rapida crescita economica molti dei paesi stanno affrontando degli ostacoli nel settore dell’energia e dei trasporti. Giacché ora l’economia globale sta rallentando, questi paesi possono impiegare questo tempo per rafforzare le loro infrastrutture. Inoltre possono investire in settori specifici, fra cui la sicurezza, l’istruzione, l’assistenza sanitaria, l’assicurazion, così da creare la strada del futuro sviluppo economico.

Per ciò che concerne le politiche monetarie e fiscali, i paesi in via di sviluppo dovrebbero condurre un intervento a ciclo di cassa,  così da favorire un atterraggio economico dolce. In caso in cui la crisi avvienre in un paese in via di sviluppo, le tribù a basso reddito vengono danneggiate gravemente. Per questo motivo dobbiamo lavorare per impedire che la crisi finanziaria dei paesi sviluppati diventi una crisi dei paesi in via di sviluppo e dei paesi che stanno ricevendo sostegno. 

       La Cina: Cosa dovrebbe allora fare la Cina?

       Dott. Lin: Penso che la cosa più importante che la Cina faccia in questa crisi sia mantenere la sua forte crescita finanziaria. C’è che suggerisce che la Cina ritiri la sua riserva di denaro di 2 triliardi di dollari per salvare il mercato. Ma piuttosto che in contanti, questo denaro dovrebbe essere tratto in obbligazioni di tesoro. Ma il ritiro di denaro in questo momento scatenerebbe un’altra crisi.

Speriamo che l’impatto di questo tsunami finanziario passi presto. In generale le tendenze dello sviluppo economico cinese sono buone: la situazione macro è buona; e diversi fattori esterni sono buoni. Per cui ritengo che la Cina sia capace di affrontare questa tempesta e mantere una crescita economica forte.

La Cina ha una ricetta per la crisi finanziaria, che è stimolare la domanda interna. Lo spazio per sviluppare la domanda interna è enorme, compresi gli investimenti per la realizzazione di infrastrutture, migliorare la spesa delle imprese pubbliche, quali l’assistenza medica e la sicurezza sociale e, ancora più importante, migliorare l’ambiente dello sviluppo nelle aree contadine e migliora il reddito dei contadini.

Nel 2009 la spesa di consumo e di investimento nelle immobilizzazioni continuerà ad essere la forza trainante principale della crescita economica in Cina. Rispetto alle due cifre degli anni precedenti, la crescita del prossimo anno andrà con margini del 2 – 3 per cento fino all’ 8-9 per cento. Ma la Cina resterà un’economia a rapida crescita e lo sviluppo economico rapido delle Cina sarà il più grande contributo del paese per la globalizzazione e di prendere il toro per le corna di questa crisi globale.
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