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Fin dall’antichità la splendida catena dei monti Kunlun nella Cina nord-occidentale è stata un luogo prezioso d’estrazione della giada. In occasione delle Olimpiadi di Pechino 2008, la giada Kunlun ha aggiunto eleganza alle medaglie olimpiche. Nel profondo delle montagne numerosi minatori di giada lavorano con impegno, proprio dove le immagini di sotto riportate hanno catturato momenti del loro lavoro.








Agli inizi del 1992, Darcy, contadino di Golmud, nella provincia del Qinghai trovò diversi pezzi di pietra verde vicino al Monte della Fata nella catena dei Monti Kunlun. Non avendone mai visto prima, le portò a casa. Pesavano diversi chili. Affascinato, e sperando di trovarne delle altre, mando il figlio e due amici in cima alla montagna e dopo tre ore di dura scalata restarono senza fiato dinnanzi allo spettacolo incredibile che gli si presentò agli occhi: un numero infinito di giadeite di color verde chiaro e bianca che spuntava fuori dal suolo. Si trattava di miniera di giadeite formatasi alcuni miliardi di anni or sono.
La leggenda della pietra
Considerati lo spartiacque dell’Asia, i monti Kunlun originano nell’altopiano del Pamir e serpeggiano verso est attraverso il cuore del continente asiatico. Alta mediamente 5.500 metri, questa catena si sviluppa per una lunghezza di 1.800 chilometri attraverso la Regione Autonoma del Xinjiang- Uiguro e si estende per altri più di 1.200 chilometri nella provincia del Qinghai.
Per migliaia di anni i Monti Kunlun sono stati caratterizzati da storie popolari e di folclore mitologico. Si dice che la Madre Reale dell’Occidente sia l’immortale che abita queste montagne e che il Mar Nero, da cui il Fiume Kunlun nasce, sia stato da lei soprannominato Stagno di Giada. Dalle strisce di bambù ritrovati negli scavi archeologici di un’antica tomba nella provincia dello Henan così si legge di una leggenda: che il Re Mu della Dinastia Zhou (XI sec –256 a.C.) conduceva otto destrieri capaci di percorrere 10.000 chilometri al giorno per incontrare la Madre Reale d’Occidente allo Stagno di Giada. Prima della sua partenza la Dea gli regala otto carri carichi di giada e si accorda con il sovrano perché si rincontrino tre anni dopo.
I monti Kunlun e la catena dell’Himalaya si trovano al punto di incontro delle due placche terrestri. E per via della continua collisione fra di essere nel corso di miliardi di anni, così come la forza della spinta del magma sotto la crosta terrestre, si è formata un tipo di pietra: la giadeite Kunlun.
La storia della cultura della giada in Cina risale al periodo preistorico. Sono stati infatti ritrovati numerosi artefatti di giada risalenti al periodo Neolitico presso le Rovine di Lajiacun nella contea meridionale di Minhe, nella provincia del Qinghai. Secondo l’archeologo Wang Renxiang, dai ritrovamenti effettuati di campane di pietra e pezzi di giada si può comprendere che si trattasse di un centro di distribuzione di vasellame e oggetti di giada, non semplicemente di un qualsiasi villaggio primitivo. E si è potuto dimostrare che questi oggetti e pezzi di giada siano originari della vicina catena dei monti Kunlun.
Secondo la cultura tradizionale cinese, la giada Kunlun ha il potere di scacciare la sfortuna. Si tratta forse di una credenza un po’ superstiziosa; tuttavia dalle ricerche scientifiche effettuate si è trovato che la giada Kunlun contiene tracce di selenio, zinco, rame, cobalto e manganese. Questi sono tutti elementi in grado di essere assorbiti dal corpo umano se si indossano pezzi di giada a lungo, così da favorire un naturale equilibrio interno del corpo e tener lontani malanni e acciacchi.
I minatori delle montagne
Una delle miniere principali di giada si trova in cima alla Valle del Bue Selvatico, a circa 5.000 metri di altezza, sui monti Kunlun. Questo è un luogo affascinante ma poco sicuro. La giada qui prodotta è caratterizzata da una consistenza tenera e da una superba qualità. In un paese come la Cina, dove la cultura della giada prevale, un pezzo di alta qualità ha un alto valore economico. Racconti di numerose persone arricchitesi esplorando le miniere di giada hanno portato fin qui tanti in cerca del sogno di diventare ricchi.
Per raggiungere i minatori dei Monti Kunlun, siamo andati con una jeep lungo il fiume Kunlun fino alla Miniera della Valle del Bue Selvatico. Una volta giunti al sito degli scavi a cui si arriva attraverso un percorso zigzagante, siamo rimasti senza fiato. Riflesso sulla neve del ghiacciaio che non si scioglie mai, le montagne e la sezione tagliata dai minatori su un lato della montagna, il sole era così intenso che non riuscivamo a tener gli occhi aperti. Di fronte all’immensa parete alta centinaia e centinaia di metri, i minatori apparivano così minuti da sembrare semini di sesamo fra i blocchi di pietra tagliata.
Quello dell’estrazione della giada è una professione ad alto rischio. Per poter esplorare le miniere molti spendono tutto ciò che hanno senza alcun ritorno in cambio, altri perdono la vita. Gran parte dei minatori della Valle del bue Selvatico appartengono al gruppo etnico musulmano degli Hui, provenienti da villaggi a basso reddito delle province del Qinghai, del Gansu e del Ningxia.
Il signor Han, capo del gruppo di minatori di giada della vallata ci ha condotti in una miniera larga soltanto un metro di diametro e profonda diverse decine di metri. La grotta era così stretta che abbiamo dovuto strisciare sul suole. Pensavo che la miniera sarebbe stata piena di pezzi di giada grezza. Invece non abbiamo visto nemmeno un singolo pezzo di giadeite, nemmeno quando abbiamo raggiunto il punto più profondo della miniera. Nella via d’uscita ho chiesto al signor Han dove avrei potuto scattare delle foto al deposito principale di giada grezza. Ha scosso la testa dicendo che non ha mai scoperto un deposito di giada grezza veramente degno in tutto un anno di scavi. E mentre parlava accompagnava le parole con i gesti della sua mano sinistra, a cui mancava il mignolo: perso in un incidente in miniera.
Credevo che l’estrazione della giada fosse come quella del marmo. Invece la giada non è polimerizzata in blocchi, ma è divisa a pezzi all’interno della pietra. Per ottenere un pezzo unico di giada grezza i minatori devono rimuovere con attenzione la massa di pietra che la circonda. È un compito arduo, duro in cui ogni distrazione può mandare in frantumi la giada all’interno della pietra. Inoltre i minatori devono essere in grado di riconoscere la giada dalle pietre comuni.
Non è facile rendersi conto della difficoltà e della durezza del lavoro che si trova dietro a un pezzo di giada, quando lo si acquista tagliato e lucidato, nemmeno se si osserva personalmente questi minatori al lavoro in un ambiente difficile come questo, e capire quanto si affatichino alla ricerca che spesso può rivelare vana speranza. Il signor Han e il suo gruppo lavora nella Valle del Bue Selvatico da oltre un anno ed ha investito 10 milioni di yuan. Diversi minatori sono morti e riposano per sempre nella valle. E fino ad ora non hanno trovato alcuna ricca fonte di giada.
Eppure, sono ancora in tanti a giungere nella Valle del Bue Selvatico e alla Cima della Giovane Fata dei Monti Kunlun alla ricerca di questa preziosa pietra, nella speranza che il loro sogno si possa realizzare. E sono questi minatori a costituire la leggenda sulla famosa giada Kunlun.