| ABBONAMENTO “LA CHINA” |



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Il crollo finanziario mondiale sta avendo un forte impatto nei paesi che stanno sentendo lo spettro dell’economia. In Cina, dove la manifattura è la forza trainante del meccanismo fiscale, il potenziale impatto finale viene via via meglio compreso.
Secondo diversi economisti cinesi, mentre gli Stati Uniti sono stati danneggiati seriamente dall’inizio della crisi, in Cina lo scenario negativo sta svolgendosi più lentamente, dando in questo modo al governo e al settore industriale di sviluppare una strategia di mercato più effettiva e a lungo termine.
Il governo cinese ha adottato una serie di misure, fra cui il Piano di Sviluppo delle Dieci Industrie, avviato all’inizio di quest’anno. Il settore tessile è l’elemento principale dell’equazione nazionale totale e le sfide che l’industria deve affrontare sono al centro dell’attenzione. Per meglio comprende questo complesso e importante argomento abbiamo incontrato Wang Tiankai, vice-presidente dell’Associazione cinese dell’industira tessile.
La Cina: Quale crede che sia l’impatto generale della crisi finanziaria in Cina, considerato che numerose imprese del settore hanno smesso la produzione o sono sull’orlo della bancarotta?
Wang Tiankai: L’industria ha subito una forte pressione anche già prima della crisi con la rivalutazione del Renminbi (yuan), il taglio delle esportazioni, i costi crescenti dei materiali di produzione e altri fattori.
In occasione di un incontro dell’industria in settembre, ho parlato di dare maggiore attenzione all’impatto della crisi. La valutazione dello yuan, privato dello sconto di esportazione e l’aumento dei costi delle materie prime hanno ridotto i margini di profitto, ma fino a che esiste un mercato, le imprese cercheranno di sopravvivere attraverso una gestione sempre più efficiente. Ma il problema è che la crisi ha tagliato la domanda del mercato e a questo non si può porre rimedio da parte del settore industriale.
Oggi i direttori di gran parte delle imprese sono d’accordo. Alla fine dello scorso anno abbiamo condotto un’inchiesta da cui è derivato che il 70 per cento degli intervistati è d’accordo che la crisi finanziaria abbia avuto un forte impatto sulle imprese.
In febbraio abbiamo organizzato una forza di 100 membri per condurre una ricerca fra 145 gruppi industriali presenti in 18 province, municipalità e regioni, che insieme producono il 13 per cento del PIL e 63 miliardi di RMB in profitti annui. Volevamo sapere dell’uso della capacità operativa, quanti operai migranti sono tornati al lavoro dopo la Festa di Primavera; quanti ordini sicuri hanno; e le loro condizioni finanziarie.
I risultati hanno rivelato che la situazione è migliore di quanto ci si aspettasse. Più dell’80 per cento delle imprese è ancora in fase produttiva e fra esse più della metà opera al 90 per cento della loro capacità che il 10 per cento sta operando a metà della loro capacità. In altre parole le imprese che hanno interrotto la produzione è solo pari al 10 per cento del totale. Dopo la Festa di Primavera, più dell’85 per cento degli operai migranti è tornata al lavoro. La situazione non era così grave come era stata descritta da alcuni media. Devo dire che la situazione generale del commercio è rimasta stabile dall’inizio del 2009.
CP: Quindi, crede che le sfide attuali dell’industria tessile non siano così serie come pensano in tanti?
WTK: Beh, un inizio stabile non significa necessariamente che la situazione dell’intero anno non sia seria. Nel corso delle nostre ricerche siamo venuti a sapere di due questioni principali: una è la mancanza di ordini e la seconda è la riduzione dei profitti. Per esempio, a metà febbraio dovrebbero avere già ricevuto gli ordini di maggio e giugno, invece fino ad ora hanno ricevuto soltanto gli ordini di marzo e aprile. Ciò rivela che la domanda del mercato è insufficiente e che le imprese non si fidano per cui fanno più attenzione nelle loro operazioni. Nel contempo alcune manifatture stanno passando dal mercato di media produzione a quello di bassa produzione a causa della riduzione del mercato. I consumatori stanno diventando più frugali, comprano meno prodotti di lusso e meno denaro in generale.
Le esportazioni del tessile e delle apparecchiature sono più basse del 38,2 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, e il volume di esportazione calerà del 14,7 per cento entro l’anno. Nel rapporto che abbiamo sottoposto al Governo Centrale abbiamo sottolineato che visto che la crisi economica si protrarrà per un certo periodo, la situazione del settore industriale al momento è critica.
La Cina: Quali sono i suoi consigli?
WTK: Il governo ha adottato una serie di misure, per esempio, il tasso di sconto e l’industria tessile che sviluppino le politiche suddette nel rapporto di lavoro governativo inviato alla Conferenza Nazionale del Popolo e alla Conferenza Consultativa Politica del Popolo. Alcuni dibattono la loro viabilità ma io credo che stiano avendo effetto, almeno nel frenare le preoccupazioni iniziate lo scorso mese di ottobre, causate dalla valutazione del Renminbi, dall’aumento dei costi dei materiali, dalla crisi finanziaria ed alcuni altri fattori.
Quest’anno il calo del mercato delle esportazioni derivato dalla crisi finanziaria sta ancora facendo pressione sull’industria tessile del paese. Relativamente alla domanda nazionale, la riduzione nel mercato azionario e il calo nel mercato immobiliare e delle automobili ha ridotto la fiducia. Tuttavia, il lancio di politiche atte a incoraggiare la crescita economica e l’espansione del mercato nazionale porteranno alla stabilizzazione graduale della domanda.
Sarà a metà di quest’anno che se ne dovrebbero vedere gli effetti. In questo momento posso soltanto dire che la discesa è rallentata.
La Cina: Il tasso di sconto sulle esportazioni per sei industrie, fra cui quella del tessile e delle apparecchiature dovrebbe iniziare a crescere di nuovo a partire dal 1 aprile di quest’anno. Secondo lei, questo porterà dei benefici all’industria tessile?
WTK: Dirò due cose sull’argomento degli sconti di esportazione. Prima di tutto che è una pratica internazionale aumentare il tasso di sconto di esportazione; e secondo che può sì facilitare la situazione difficile delle imprese.
Tuttavia il nostro mercato è condizionato dalla crisi finanziaria e questo è il maggior fattore. In altre parole non avremo tassi di sconto se perderemo il mercato internazionale. Il tasso di sconto aiutate le imprese in tempi difficili, ma il fattore trainante maggiore del commercio resta sempre la domanda di mercato. Non c’è nulla di peggio della riduzione del mercato.
La Cina: Cosa pensa del protezionismo nel commercio?
WTK: La crisi finanziaria stimola il protezionismo del commercio in ogni paese. È un fatto obiettivo. L’industria tessile ha incontrato degli ostacoli nel campo tecnologico e ambientale, e in altri. Non siamo in grado di evitarli. Relativamente a questa questione, da una parte noi dell’Associazione cinese dell’industria tessile dovremmo attenersi agli standard internazionali della protezione dell’ambiente, della responsabilità sociale e dei diritti di proprietà intellettuale e di altri aspetti. Dall’altra, il protezionismo ingiusto sul commercio verrà risolto con la negoziazione attraverso i canali appropriati che si fondano sulle convenzioni internazionali.
La Cina: Quale strategia di sviluppo nel settore tessile dovrebbe essere messa in atto in Cina?
WTK: C’è chi dice che il settore dovrebbe seguire sia la strada della produzione di massa che concentrarsi sui prodotti di alto livello. Io nono sono d’accordo. Dovremmo seriamente considerare questi aspetti tenendo in conto la crisi finanziaria.
Prima di tutto, è verò che se la produzione di massa cresce nella quale i costi si riducono. Ma esiste un mercato così ampio in grado di consumare i prodotti? Una volta che un mercato diventa instabile, quelle imprese dalla capacità accresciuta potrebbero diventare vittime e perdere. Il gruppo Weiqiao ne è un ottimo esempio. Era fiorente quando il mercato era buono, ma adesso è l’azienda che sta risentendo di più di questa crisi.
Per quanto riguarda la strategia dei prodotti di alto livello, citerò l’esempio del Gruppo Huahong, che si è concentrato su questo tipo di produzione. Il gruppo è stato fortemente colpito dalla produzione. Perché? Perché la domanda del settore è crollata.
Ora, la domanda è: chi prospera nel mercato? È ovvio, quelle imprese che faranno uso di strategie diversificate. La Huafu, azienda con base nella città di Ningbo, nella parte sud-orientale della provincia del Zhejiang, fornisce il mercato con i suoi prodotti unici a favore dell’ambiente e che in questo periodo di crisi finanziaria sta espandendo i suoi investimenti anzicché tagliare la produzione.
La Cina: Oltre all’impatto negativo, la crisi ha portato delle opportunità nel settore tessile? E se è così, in che modo?
WTK: Prima della crisi finanziaria, il settore tessile doveva affrontare questioni legate alla mancanza di innovazione, alla gestione strutturale lenta, allo sviluppo dei marchi arretrati ed altre condizioni che limitavano il suo sviluppo. Tuttavia, poiché le aziende stavano facendo profitti, non si preoccupavano di questi problemi e non vi concentravano né energie, né risorse. Ora, incontrate le difficoltà derivate dalla crisi, stanno concentrandosi nel trovare soluzioni a lungo termine.
Se il mercato è forte è difficile considerare la riorganizzazione. Al contrario, in tempi di difficoltà si hanno maggiori opportunità per dedicarcisi. Oggi sono numerose imprese che intendono cooperare. In tempi di crisi si potrà sia rinnovare la nostra tecnologia e, cosa più importante, migliorare i modelli di riferimento. In tal senso, mentre la crisi finanziaria significa fase di difficoltà, offre l’opportunità di evolversi in maniera positiva per prepararsi per gli anni a venire.