| ABBONAMENTO “LA CHINA” |



“La Cina”: Credo che il suo obiettivo in qualità di scrittore sia promuovere la comprensione reciproca fra la Cina e gli Stati Uniti. Nel suo libro menziona il fatto che i cinesi e gli americani interpretino in maniera diversa la verità del bombardamento all’ambasciata cinese da parte americana nella ex-Yugoslavia nel 1999. In che modo, pensa, si potrebbe sviluppare la reciproca comprensione fra i due paesi?
Kuhn: Ho usato quella tragedia per rivelare che gli americani non capiscono la Cina. Dopo l’avvenimento del bombardamento, diversi studenti cinesi si recarono all’Ambasciata Americana in Cina e la circondarono in segno di protesta. I media americani dissero che il governo cinese incoraggiò gli studenti in questa azione e che controllò la protesta. Avevano le prove che il governo aveva affittato degli autobus per portare gli studenti dagli atenei di università come la Beida e la Qinghua fino all’Ambasciata americana. Ma io ho saputo, parlando con gli ufficiali cinesi fra cui Wang Guangya che il governo cinese intendeva limitare la protesta. Gli studenti avrebbe comunque protestato. Se il governo avesse permesso a migliaia di studenti di marciare dalle loro università verso l’Ambasciata americana, altre migliaia vi si sarebbero uniti. Questo aspetto non è stato compreso dai media americani. Quindi, questo è stato un modo affascinante per dimostrare che anche vedendo lo stesso avvenimento si può arrivare comunque a una conclusione diversa o errata. Per quanto riguarda se il bombardamento fu accidentale o intenzionale, il 90 per cento dei cinesi, forse addirittura il 99 di essi, crede che sia stato intenzionale, ma forse l’80 per cento degli americani è convinto che sia stato un incidente. Ecco il mio ruolo relativamente a questo evento. Ciò che faccio nel mio libro è presentare ogni punto di vista quanto più accuratamente possibile. In questo modo i lettori possono vedere i fatti su cui tutti sono d’accordo e comprendere l’interpretazione cinese e quella americana. Possono giungere alle loro conclusioni.
“La Cina”: In questo libro menziona eventi verificatisi nel corso dei 30 anni di apertura e riforme. Che racconto l’ha più colpita?
Kuhn: È una domanda difficile a cui rispondere per ognuno di essi implica emozioni. Penso che l’esempio da me usato sul bombardamento dell’Ambasciata cinese sia una storia importante perché rivela la complessità di una vera tragedia, così come la differenza fra le opinioni americane e quelle cinesi, ciò che pensano i leader e ciò che io penso. Mi piacciono le storie complesse. Alcune delle mie parti preferite riguardano le riforme in Cina e di persone comuni a cui di solito non si pensa, quali l’approccio del paese nei confronti della religione, dell’assistenza sanitaria e della cultura. Ho incontrato numerosi splendidi personaggi e sono venuto a sapere delle loro vite. Penso che questo sia l’aspetto più piacevole attraverso cui vengo a conoscenza di storie della riforma, ma anche di aspetti e dettagli personali legati ad essa di singoli individui. Un altro aspetto per me molto importante è individuare la filosofia politica dei capi più anziani cinesi, che alcuni occidentali pensano sia uno spreco di tempo. Per me è importante seguire la teoria di Deng Xiaoping, la teoria politica di Jiang Zemin dei “Tre Rappresentanti” e quella “Veduta scientifica di Hu Jintao”. Per cui ho cercato in ogni modo di rivelare al mondo l’importanza dello veduta scientifico. È importante affinché le politiche e la filosofia politica attuali della Cina vengano comprese. Danno coerenza all’insieme.
“La Cina”: Nel corso della realizzazione del suo libro lei ha intervistato numerosi ufficiali cinesi anziani, e il titolo principale del libro sulla riforma in Cina è cosa pensano i leader cinesi. Può dirci in breve in che modo la pensano quegli anziani?
Kuhn: La prima generalizzazione che mi piace mettere in evidenza è che non si può generalizzare. Si tendeva a farlo e ognuno alla fine diceva la stessa cosa usando parole quasi identiche, ma oggi c’è maggiore diversità. Mi piacerebbe dire che ora la tendenza in Cina è la diversità e che ci sia maggiore libertà nell’esprimere sé stessi in modi diversi. Anche nel governo ci sono numerose opinioni diverse. Se si chiede il modo di pensare in generale dei leader cinesi, nella prima parte del mio libro ho usato quattro concetti: orgoglio, stabilità, responsabilità e visione.
“La Cina”: Il suo libro su Jiang Zemin è stato uno dei best-seller dell’anno e il suo libro di adesso sta vendendo bene in Cina. Molti lettori aspettano il suo prossimo libro. C’è chi predice che sarà sul presidente cinese Hu Jintao. È vero? E se sì, quando uscirà?
Kuhn: Posso solo dirle che in questo momento il mio compito è finire la versione inglese che include una parte ampia del presidente Hu Jintao. Ci sono persone che pensano a cosa faranno in futuro, ma a me piace concentrarmi su cosa sto adesso e cercare di farlo al meglio. E adesso devo finire la mia versione in inglese che si concentra sul presidente Hu.
“La Cina”: Alla fine del suo libro parla del futuro della Cina. Negli ultimi anni alcuni stranieri hanno espresso le loro preoccupazioni che la Cina possa rappresentare una minaccia per il mondo, almeno dal punto di vista economico. Ma considerata la recente crisi economica mondiale, alcuni vedono la Cina come la salvezza potenziale dell’economia mondiale. Dal punto di vista di un banchiere di investimenti di lunga data, come valuta l’impatto della crisi finanziaria globale sul futuro della Cina?
Kuhn: Questa è una domanda piuttosto importante in questo momento. La crisi finanziaria sta colpendo la Cina così come sta colpendo altri paesi. Il ruolo della Cina nel mondo è diventato sempre più importante, non soltanto per le sue ricche risorse, ma anche per il suo profondo coinvolgimento nelle questioni internazionali. Dopo la crisi la situazione di tutti è peggiorata ma l’Occidente ne ha risentito maggiormente, per cui la Cina e l’Occidente sono più vicini che in passato. Per questo motivo la Cina ha una maggiore responsabilità. A seguito della sua rapida trasformazione, ora la Cina ha una grave responsabilità, per sé stessa, ma anche verso la comunità internazionale. La Cina non può prendersi cura di sé stessa senza considerare il mondo intero, perché oggigiorno tutto è interdipendente.