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Riflessioni sulla tempesta di neve a Pechino
Testo di Michael Keller

 

 

 

La neve è giunta presto in Cina nel 2009. La prima volta è caduta all’inizio di novembre dando un tocco di luce e pulito all’aria densa della capitale mentre scendeva riempendomi di gioia e di una sensazione di pace che riempie una persona che sta a casa e non deve andare fuori a districarsi con quella fanghiglia scura che si accumula per terra.

Spero che i lettori perdonino il mio tono sentimentale legato alla semplice apparizione di acqua congelata che in un’area subtropicale e la neve non ha mai fatto parte della mia realtà fino a quella folle neve d’estate a metà del quindicesimo anno della mia vita, quando mi trovai in alto in Montana e dove stavo  facendomi coraggio per decidermi a baciare Erica Moore.

Ma la neve qui a Pechino che cade e che si accumula per terra, porta un una serie di pensieri più profondi nella mia mente di quando la vedo cadere nel cielo di New York, di Washington o di Montreal. Nella confusione di strutture residenziali in un blocco di antichi tetti di argilla grigia degli hutong roofs, che spicca sulle rosse mura della Città Proibita e sul vetro e l’acciaio dei più recenti grattacieli, la neve aiuta a mettere in evidenza una città e una nazione in fase di transizione, per un momento, congelata dagli infiniti cicli del tempo atmosferico. Anche a Pechino, una città che pullula di circa 17 milioni di persone, cala la quiete. La coltre gelata riveste tutto senza pregiudizi e il suo biancore nasconde confusamente il grande contrasto fra ciò che è molto antico e ciò che è estremamente nuovo. E pone un cerotto sulle cicatrici del rapido sviluppo: la strada scavata di recente, il sito in fase di costruzione e il fosso dove prima c’era un albero, ora ricoperto di immondezza sul lato della strada.

In una città di tali dimensioni, che da lungo è abituata alla follia dell’inverno, è ovvio che la vita continua ad andare avanti implacabile, ms rallenta e la quiete che giunge non è solo creazione della mia mente cocciuta. E quando non possono fare a meno di uscire, gli abitanti di Pechino spariscono nei loro cappottoni, stivali per l’inverno e cappucci contornati da finta pelliccia attaccati a giacconi trapuntati. Le mani cercano ricovero nelle tasche per ripararsi dal rigido vento che soffia da nord e le teste oscillano senza controllo contro le folate gelide. Non c’è tempo per dialogare nelle strade adesso per i cinesi solitamente molto chiacchierini: l’ordine del giorno è riuscire a chiudersi da qualche parte dove sia caldo quanto più rapidamente possibile dopo aver fatto cosa si doveva fare durante il giorno, come l’anziana signora che trasporta la sua verza e le patate dolci dal baracchino delle verdure sul lato della strada fino a casa. Il verduraio la guarda andare via dopo aver finito la silente transazione e mette ancora una volta al salvo le sue mani in tasca. Muove i piedi per mantenere attiva la circolazione, sbatte i talloni sulla punta dei piedi e lascia una scia di vapore che viene fuori dalla sua bocca, prima di girarsi verso le sue verdure e riammucchiarle. Nei giorni più miti avrebbe magari discusso con lui della qualità dei suoi cetrioli o di come sono maturi i suoi lichi pelosi. La cultura da marciapiede cambia: i ristoranti che in estate abbondano di tavolini e sedie per le serate di cene e bottiglie dopo bottiglie di pijiu (birra) Yanjing scompaiono quando diventa freddo. I bei tempi d’ubriachezza si riversano per strada solo quando chi ama far bagordi inciampa tornando a casa o si esce per comprare una busta di popcorn dolci appena fatti dai venditori ambulanti.

Anche i signori giocatori di xiangqi trovano rifugio quando la neve solidifica e si trasforma in lastre di ghiaccio sul suolo e le temperature da dopo-neve iniziano a farsi sentire, segnale innegabile che la città è in pieno inverno; come quando in estate durante gli improvvisi temporali di pioggia scrosciante e il cielo che diventa nero come la pece, si trovano ovunque gruppi di appassionati di gioco e relativi spettatori sotto le tettoie, acquattati intorno alle tavole da gioco nelle loro giacche con le risvolte in su per contrastare le gocce d’acqua, mentre fumano guardando il gioco che procede.

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