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Riflessioni sulla tempesta di neve a Pechino
Testo di Michael Keller

Le condizioni di freddo rigido cambia le azioni di tutti quelli che devono lavorarvi, a parte i soldati dell’Armata di Liberazione del Popolo, i cui movimenti e contegno è strettamente controllato dal codice della condotta militare e non dal cambio delle stagioni. Il loro compito, di fare da guardia, silenti, alle ambasciate sparse nella capitale e a servire le guardie d’onore che decorano Piazza Tiananmen Square, che sembrano senza tempo come la città. L’unica cosa diversa nel loro mondo è lo sviluppo del familiare cappotto invernale lungo fino al polpaccio che in inverno si adorna di colli di pelliccia scura. Stranamente, ai miei occhi, sembra che le cose sembrano essere le stesse nel quartiere russo intorno al Parco del Tempio del Sole, dove, sarà pure un mio pregiudizio del brutale e rigido inverno moscovita che mi fa pensare che quest’area sembra più naturale nei giorni di freddo a Pechino.

Ma mentre la bellezza del clima invernale fuori dalla finestra può aver cullato la mia mente, non è sempre tutto rosa dove la neve cade. Quei fiocchi novembrini si sono accumulati l’uno sull’altro senza trovare nulla di pronto dove cadere. A Pechino i platani erano ancora rigogliosi e verdeggianti di foglie che ancora non erano cadute dai rami. Così, come migliaia di ombrelli fermi su ogni albero, afferrata la prima neve, si sono appesantiti fino ad arrivare al punto di rottura con il risultato che la strada è stata invasa da frasche e rami spezzati. I gruppi di intervento hanno dovuto lavorare continuamente per diversi giorni prima di sgomberare il caos creatosi.

Il Ministero degli Affari Civili ha detto che la neve quest’anno è stata la più forte vista da tempo nelle province del nord e del centro dai tempi della fondazione della Repubblica del Popolo della Cina nel 1949. La stampa ha riportato che ha causato la morte di 38 persone, numerosi incidenti stradali, il danno o il crollo di novemila edifici e più di 650 milioni di dollari americani di altri danni. E causato la distruzione di duecento mila ettari di raccolti invernali.

Le province dello Hebei, Shanxi, Shaanxi, Shandong e dello Henan hanno anch’esse visto forti nevicate, ma l’Anhui e lo Hubei erano state imbiancate ancora prima di queste insolite tempeste di neve. Il Dipartimento di Metereologia ha detto che Shijiazhuang, capoluogo della provincia dello Hebei ha avuto ben 55 cm di neve, come non si vedeva dal 1955. Più di sette milioni e mezzo di persone si sono trovate bloccate nella neve e le autorità si sono viste costrette a cancellare voli e chiudere le strade per motivi di sicurezza.

Ma la neve novembrina si è infine sciolta e scomparsa in rivoletti fangosi nei sistemi fognari della città, lasciando poi Pechino come al solito al suo clima secco e freddo. Le foglie son cadute per terra per nutrire il suolo con la loro decomposizione o per essere spazzate via dalle armate di spazzini dalle uniformi grige e arancioni. L’erba è tornata alle sue radice e i fusti dei fiori si sono ritirati nei loro bulbi per trovare riparo al di sotto della superficie dove imperversa il clima rigido.

Ora, i negozi e i centri commerciali sono rivestiti di luci accecanti e Babbi Natale di plastica che osservano allegramente le folle di shoppinari fra Xizhimen e Guomao. Gli affari e le aziende manifatturiere si augurano che lo spirito natalizio condizioni gli amanti dello shopping e li forzi ad aprire I loro portafogli, speranza che numerosi rivenditori sono cautamente ottimisti will come to pass dopo le notizie positive date dall’Ufficio di Statistiche nazionali della Cina che ha comunicato  che le vendite hanno raggiunto i 10 miliardi 140 milioni di yuan fra gennaio e ottobre 2009, hanno che ha visto una crescita del 15,3 per cento.

Eppure, sebbene il paese abbia messo su il cappotto grigio e sia forse un pochino più bianco a Pechino, i signori uomini prendono per mano le loro signore per condurle in passi di tango al ritmo della musica popolare cinese nel piccolo parco accanto allo Stadio del Lavoratori; mentre le signore intanto si esibiscono nelle loro danze sincronizzate per fare esercizio nel parco accanto alla stazione della metropolitana di Beixingqiao. La musica gracchia a tutto spiano dalle casse portatili e si muove rapidamente nell’aria fredda e raggiunge quelli che stanno facendo la passeggiata dopo-cena dalla fila di ristorantini nella via interna di Dongzhimen. Gli spettatori si librano appena fuori dalle basse mura del cortile dove le signore fanno i loro esercizi, eseguendo movimenti coreogradici perfettamente sincronizzati come quando lo fanno in estate, anche se in inverno il parco è già avvolto nel buio da ore. Nel mentre l’appetito viene anora una volta risvegliato dal profumo che si sparge per stada dai venditori di patate dolci arrosto, da spiedini di frutta caramellata e dall’aromatico vapore che giunge dai ristoranti di pentole del Sichuan e Mongole.

La neve giungerà ancora, sebbene per allora la gente sarà più preparata a riceverla. I proprietari di cani porteranno in giro i loro animali vestiti di capottino sulla neve vergine lungo i percorsi dei loro esercizi quotidiani. Gireranno intorno in quel modo incerto di mantenersi in equilibrio sopra lo strato di ghiaccio. I ciclisti con gli occhi avvolti da vestiti caldi gli passeranno accanto, trovando la loro strada in mezzo al traffico caotico e arrabbiato. Le ruote delle auto attraverso la forza della frizione cambieranno colore da bianche a grige in percorsi di neve sciolta sull’asfalto su cui si accumulera. E i pedoni che affronteranno lo scoraggiante compito della semplice azione di attraversare la strada, concentreranno lo sguardo sugli ostacoli bagnati e sporchi posti fra loro e la loro meta e molti fra loro penseranno : “Ci vogliono così tanti mesi prima che giunga la primavera!”.

Nel contempo, sopra di loro, a guardare dalle finestre verso il basso dalla miriade di appartamenti che si elevano sulle strade della città, gli spettatori del caos sottostante stanno al caldo dei radiatori accesi ai loro piedi, e guardando la scena fuori dalle finestre penseranno al giorno in cui non ci sarà più modo che nevichi e diranno tranquilli: “Mancano ancora alcuni mesi prima che l’inverno finisca”. Fra quelli incollati alle finestre a contemplare la tempesta di neve, ci saranno pure tanti bambini che guardando fuori penseranno egoisticamente: “Ancora un pochino di neve in più e domani non si va a scuola!”

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