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Cremazione buddista sul monte Wutai
Testo e fotografie di Zi Xu

Accompagnato dalla musica buddista, la processione funebre ha inizio.

Le tavolette memoriali del Maestro Jidu nelle mani di un discepolo.

Sutra recitati per il maestro deceduto.

 

Monache.

 

La processione funebre.
Guardando la mia collezione di foto l’altro giorno, i miei occhi sono stati attratti dalle immagini della scalata del Monte Wutai, rinfrescando la mia memoria. Mi sono così ricordato che mentre scendevo diretto alla città di Taihuai, venni a sapere della cerimonia di cremazione del Maestro Jidu, abbate del Tempio di Tayuan del Monte Wutai. La cremazione è un procedimento che riduce il corpo umano in polvere, gas e frammenti di ossa e si svolge all’interno di una camera crematoria. Giacché questo procedimento fu approvato da Gautama Buddha, divenne popolare fra i buddisti e molti monaci ancora oggi lo scelgono per il loro funerale. Quando il Buddismo fu introdotto in Cina, con esso giunse la cremazione che da 2000 anni i buddisti cinesi onorano e considerano un importante rito religioso.

Nell’antico procedimento di cremazione in India, il corpo del defunto viene posto in cima a una pira e bruciato. Questa pratica tradizionale è ancora in uso oggi sia in India che in Nepal, ma in Cina alcune parti sono cambiate. Alla morte di un monaco il corpo viene posto in una bara al cui interno vengono inoltre aggiunti materiali combustibili quali legno, carbone e colofonia, che, quando accesi, ha inizio il procedimento. Alcuni grandi templi hanno dei forni per la cremazione per i loro monaci e seguaci.

Sapevo poco del Maestro Jidu prima della sua cremazione. Sono venuto a sapere di lui parlando con un discepolo fedele che lo aveva sentito commentare i sutra. “Il maestro è un uomo del mondo. Gli ho parlato diverse volte ed ho imparato molto” mi disse il fedele.

Il maestro Jidu aveva dedicato la sua vita alla sua religione, benedetto da una lunga vita e morto all’età di 94 anni. Prima di arrivare ai novant’anni andava nella sala principale del tempio ogni mattina a recitare i sutra, come gli altri monaci. Non approfittò mai della sua posizione di abate o della sua età per saltare la lezione di sutra del mattino. E come lui, per la sua influenza e il profondo rispetto che provavano nei suoi confronti, anche i monaci del Tempio Tayuan, solo di rado saltavano la lezione. Altre volte il maestro trascorreva gran parte della giornata a studiare i sutra. Ne ha letti molti, non cento, ma migliaia di volte, cercando di andare sempre più a fondo nel comprenderli.

Sebbene gobbo, era sempre vigoroso e in forma. Per tutta la sua vita ha praticato gli esercizi del mattino. I monaci dei templi del Monte Wutai si alzano solitamente molto presto al mattino, intorno alle 3:00 - 3:30. Ma il Maestro Jidu non lo batteva nessuno, abituato com’era a svegliarsi prima delle 3:00, per tanti anni. Negli ultimi anni della sua vita il suo principale esercizio fisico era camminare. Partiva dal Tempio Tayuan e si dirigeva a ovest, attraversando i marciapiedi dell’Hotel Wutaishan, e giungendo infine in centro a Taihuai, prima di ritornare verso il tempio lungo lo stesso tragitto che aveva fatto per arrivare. Generalmente ripeteva questo tragitto da cinque a sette volte e faceva dai 7 km e mezzo ai 10 km al giorno. Cosa che per gran parte degli uomini della sua età non è compito così facile.

Il maestro ha consacrato la sua vita al servizio della sua religione. La Grande Pagoda Bianca (Dabai) è un punto di riferimento del Monte Wutai. Agli inizi degli anni ’80 era in uno stato tale da necessitare seri lavori di restauro. Nel 1988, grazie all’impegno instancabile del Maestro Jidu, furono raccolti 350.000 yuan per restaurarla, sebbene non fossero sufficienti per completare i lavori necessari. Grazie alla sua tenacia, fino al 1995 fu raccolto un altro milione di yuan per completare i lavori di restauro e così la pagoda poté finalmente erigersi come simbolo glorioso del Monte Wutai.

Ma per me essere lì al momento della cremazione è stato puramente causale. Mi trovavo al Monte Wutai insieme a degli amici per un viaggio di piacere. Quando eravamo a quasi metà strada venimmo a sapere che ci sarebbe stato il rito della cremazione di un monaco eminente il giorno dopo. Forse per la mia poca conoscenza del Buddismo e per la mia paura della morte, ero piuttosto curioso circa la cerimonia. Le reazioni dei miei amici furono diverse: alcuni erano interessati come me, altri sembravano spaventati e a disagio all’idea di parteciparvi. Prima di allora la mia sola relazione con una cremazione era stata quella del film cinese del 1982 Il Tempio di Shaolin. In esso, quando l’abate viene a sapere che il suo tempio è in grave pericolo, sacrifica sé stesso per barattare con il nemico. E alla fine, la sua cremazione viene usata come scambio per la sopravvivenza del tempio e dei suoi seguaci monaci. 

La mia accentuata curiosità, alimentata dal film, dalle leggende storiche e dalla mia immaginazione mi spinsero ad assistere alla cerimonia il mattino seguente. Quel giorno il sole era caldo e il cielo era azzurro. Monaci, monache, fedeli, abitanti del villaggio e anche lama tibetani erano giunti da lontano nella città. Fuori dal Tempio Tayuan era stata eretta una camera mortuaria in cui i monaci continuarono a recitare i sutra. Sorprendentemente l’atmosfera della sala mortuaria non era triste o pesante, ma di pace e armonia. Alle  8:00 del mattino la cerimonia iniziò e così la processione funebre.

Un monaco anziano recitò dei sutra e bruciò dell’incenso di fronte alla bara del maestro. Il Buddha vivente Baima, l’anziano discepolo del maestro, continuò a recitare i sutra prima di ordinare che la bara venisse spostata. Movendosi al ritmo della musica buddista che riecheggiava nell’aria i discepoli trasportarono la bara verso la camera crematoria in fondo alla montagna. I seguaci si trovavano ai lati della strada e continuavano a cantare mentre vedevano passare il maestro. Quando la bara giunse infine nella camera crematoria, diversi monaci anziani continuarono a recitare i sutra e bruciare una quantità maggiore di incenso. Alla fine il Buddha vivente Baima ordinò l’accensione del fuoco. Densi pennacchi di fumo e vapore avvolsero i presenti, per poi elevarsi verso il cielo e portando la cerimonia a una conclusione serena e di pace.

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