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Tuttavia, il maggior pericolo per le rane e per altri animali della foresta pluviali sono certamente gli esseri umani che tengono in mano il destino dell’ambiente naturale dove vivono tutte queste creature. I danni causati dall’uomo a questo fragile ecosistema sono già maggiori del potenziale rischio costituito da qualsiasi nemico naturale.
L’area che circonda la riserva è abitata principalmente da persone del gruppo etnico Li. Essi ritengono che le rane abbiano poteri soprannaturali di controllo sul clima e sul raccolto. Per cui è molto raro che i locali vadano a caccia di rane per mangiarle o venderle. Esse sono inoltre venerate come simbolo di fertilità dai Li, come pure da altri nativi di Hainan. Numerose donne hanno tatuaggi di rane, che sono simboli augurali di fertilità; e se ne trovano immagini anche su gonne e tamburi tradizionali del gruppo Li, così come su utensili di uso quotidiano.
Nonostante questo rispetto, il futuro delle rane è a rischio. La continua crescita dell’agricoltura e dell’industria nell’area sta distruggendo e riducendo lo spazio del loro habitat naturale. I pesticidi si impregnano nel suolo e restano a lungo nell’acqua così da mettere a rischio la vita delle rane che vi vivono vicino. A causa dell’assenza di tessuti protettivi come l’amnio, le rane sono particolarmente sensibili anche ai minimi cambiamenti della qualità dell’acqua. Un’inchiesta ha dimostrato infatti, che l’uso dei pesticidi dei villaggi circostanti l’area della foresta pluviale, influisce sul periodo di gestazione, così da causare lo sviluppo anticipato dei girini e alterare le capacità di caccia delle rane adulte. Inoltre, l’errato uso e la suddivisione delle fonti naturali d’acqua ha avuto un impatto negativo e condizionato i flussi di migrazione di diversi tipi di anfibi.
A seguito dell’industrializzazione nel mondo, i gas hanno eroso lo strato di protezione di ozono del pianeta e il crescente flusso di radiazioni ultraviolette continua a mettere ulteriormente a rischio il futuro dei colorati anfibi di Hainan. Si ritiene che l’esposizione ai raggi dannosi del sole, ostacoli la cova delle uova e le temperature elevate causate dal surriscaldamento globale hanno alterato le abitudini di ibernazione delle specie, portando a un numero sempre maggiore di morti precoci.
Tale fenomeno non si limita alla Cina. Già dal 1981 gli scienziati avevano lanciato l’allarme circa le specie di anfibi di Portorico, fra cui diversi tipi di rane ad alto rischio di estinzione. Dal 1970 al 2000, la temperatura media delle foreste fluviali nella regione sono salite di 1,11℃, mettendo a rischio l’esistenza di rane molto sensibili. Le alte temperature hanno condotto inoltre a frequenti siccità, da cui è derivata la crescita più rapida di funghi parassiti, che hanno portato ad un squilibrio del delicato ecosistema e un conseguente spazio sempre più ridotto a disposizione di rane e anfibi. Fino ad ora tre delle 17 specie di Leptodactilidi che vivevano nelle isole portoricane sono scomparse e le popolazioni di altre sette, otto specie sono giunte a un livello preoccupante.
I biologi hanno annunciato da diverso tempo che la riduzione del numero di rane potrebbe portare a conseguenze catastrofiche per le foreste fluviali del mondo. Gli animali predatori che si nutrono di rane si ritroverebbero a dover lottare per la sopravvivenza, mentre il numero di insetti aumenterebbe causando una profonda alterazione del ciclo della vita.
Nel secolo scorso gli uomini hanno ridotto le grandi distese di foreste tropicali per coltivare prodotti come gomma e caffè. Ma una volta che la biodiversità delle foreste pluviali naturali si è indebolita e molto difficile che possano recuperare.
È ora di proteggere le foreste fluviali che restano nel nostro pianeta e nel farlo, salvaguardare il futuro delle creature esotiche che le abitano.