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Musica millenaria tibetana buddista
Testo di Zhuang Chunhui

Uno spettacolo di Antica musica buddista Jonang.

I corni di rame usati nella musica buddista Jonang hanno la forma di una tibia del corpo umano, intesa a scacciare gli spiriti maligni.

Gli strumenti a corno Vajra sona.

È difficile immaginare i lama vestiti di rosso e giallo ocra che si esibiscono in un prestigioso conservatorio di Pechino: proprio com’è avvenuto la sera del 27 dicembre del 2009 e 32 monaci del monastero di Zangwa della contea sichuanese di Rangtang, quando hanno tenuto un concerto al Conservatorio Centrale della capitale cinese. Accompagnati dal suono degli strumenti a fiato e a percussione, e cantando, recitando, danzando e compiendo i gesti del mudra, i monaci hanno intrattenuto i presenti con la musica religiosa della setta di Jonang del Buddismo Tibetano. Suddiviso in cinque atti, ognuno dei quali presenta fase diverse di preghiera: il primo è un brano di presentazione e di benvenuto all’immagine del Buddha, a cui segue l’apparizione di un monaco che la asperge con dell’acqua. La musica prosegue celebrando la conversione al Buddismo; e ancora seguono la preghiera e infine i canti.

Il pubblico è rimasto affascinato dallo spettacolo dall’atmosfera trascendentale, colpito dalle profonde tracce storiche tramandate con cura attraverso i secoli.

La setta buddista tibetana Jonang fu fondata dal monaco eminente Kunpang Tukje Tsondru nel XIII secolo, di cui ancora si trovano discepoli in alcune remote aree del Sichuan e del Qinghai. L’antica musica buddista di Jonang prevale ancora oggi a Rangtang, una delle 13 contee della prefettura autonoma tibetana e qiang di Aba nella parte nord-occidentale del Sichuan. Il nome tibetano della contea significa “Dimora del Jambhala (Protettore della salute) Giallo”. Con la costruzione del monastero di Rangtang nel 1425, la tradizione spirituale di Jonang si diffuse radicandosi nell’area.

La sua antica musica fu in origine influenzata da canti di devozione indiani che andarono infondendosi di elementi della tradizione musicale locale tibetana, che diedero vita a una musica dai tratti distintivi. Si tratta di una parte importante della cultura Jonang delle aree tibetane che da circa un millennio combina antiche canzoni a sutra (testi sacri buddisti) e danze religiose. Gli strumenti principali sono i lunghi corni, il vajra sona (strumento a fiato) e percussioni dai diversi toni.

I musicisti di vajra sona sono abili nella respirazione, capaci di suonare con un singolo respiro fino a dodici minuti di fila. Attraverso quest’incredibile modo di controllare il respiro, accompagnando il suono al delicato tocco delle dita, vengono create tonalità musicali che elevano lo spirito anche dei più pigri ascoltatori.

Le danze rituali comprendono movimenti particolari e controllati e posture eleganti attraverso cui si pratica la preghiera e l’elogio di Buddha, per celebrarne la natura infinita del Dharma (dottrina).

Per conservare gli spartiti, gli antenati della musica buddista Jonang crearono un sistema unico di note, caratterizzato da linee di varie forme e spessore che rappresentano l’intonazione e la lunghezza delle note. Realizzate a mano, si sono conservati più di 300 spartiti oggi divenuti tesori culturali di altissimo valore per lo studio della storia della musica antica tibetana. Gli strumenti sono tutti anch’essi realizzati a mano dagli artigiani locali attraverso tecniche ereditate da generazioni. Alcuni strumenti creati e firmata da rinomati maestri sono di valore inestimabile.

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