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La porcellana cinese d’esportazione d’epoca Qing
Testo di Zhou Jin

Membri del pubblico alla mostra di Porcellane cinesi esportate all’epoca della dinastia Qing.
Un’immagine tratta dalla serie televisiva Uomini d’affari di porcellane cinesi
Una scodella con motivo floreale dell’era dell’imperatore Yongzheng (1723-1735).

Bon-china è il nome comunemente usato per indicare la porcellana cinese. Lo studio della porcellana collezionata dagli europei, così come di quella tratta in salvo da relitti di antiche imbarcazioni affondate nel mare, è chiaro che la porcellana è stata un prodotto importato sì per il suo uso pratico, ma soprattutto molto apprezzato per il suo valore estetico. Sia la porcellana che la seta cinesi nell’Europa del XVII e XVIII secoli erano prodotti che rappresentavano uno status sociale elevato ed erano pertanto considerati veri e propri pezzi d’arte.

 

Tratto dal libro “Un altro modo di pensare dei

 letterati” di Zhang Xianliang, noto scrittore cinese

  

       Da febbraio a maggio, quest’anno, nel Museo della Capitale, a Pechino si è tenuta una mostra di porcellane cinesi esportate di epoca Qing (1644–1911). Dai 200 raffinati pezzi in esposizione, il pubblico ha iniziato a comprendere perché la porcellana cinese della dinastia Qing (specie quella nel corso del XVIII secolo) conquistò l’immaginazione degli occidentali e venne spesso venduta al prezzo dell’oro.

        Decorato con verdi bambù, il piano terra del museo si presenta in stile architettonico della tradizionale struttura a cortile cinese: in una parte di esso i pezzi di porcellana della mostra e, disposti lungo un corridoio attraevano immediatamente l’attenzione i motivi decorativi su piatti che pendevano dal soffitto. Lo spazio espositivo della mostra è modesto ma i pezzi in mostra sono notevoli. Classificati in differenti categorie, fra cui fiori, motivi augurali, paesaggi, pagode e padiglioni e romanzi e drammi.

       A partire dal XVI secolo la porcellana cinese era una dei prodotti più richiesti all’estero. Usata come stoviglie, presto andò sostituendo piatti di legno e ceramica e pezzi di metalli preziosi, diventando necessaria presso le famiglie altolocate europee. In paesi come Spagna e Portogallo e l’Olanda, la porcellana andò via via diventando un tale lusso e un privilegio che soltanto i reali e i nobili potevano permettersela. Queste elite competevano fra loro per acquistare i pezzi più recenti e mostrarli a corte come mezzi di ricchezza e potere.

       Perché la porcellana cinese era così amata dagli Europei? La ragione è semplice. I cinesi iniziarono a produrre i primi pezzi di proto-porcellana già all’epoca della dinastia degli Han Orientali (25-220), mentre non fu che nel 1709 che la Germania fu in grado di realizzare un tipo di prodotto di qualità dello stesso livello. Pertanto, per un periodo di tempo molto lungo, la porcellana cinese non ebbe rivali. A volte detta “oro bianco”, lucida e splendente come giada levigata e che se picchiettata, produceva un delicato ed elegante tintinnio. Inoltre si riteneva che, a contatto con del veleno diventasse nera, altro ottimo buon motivo per farne uso, specie per i sovrani europei, continuamente soggetti al rischio di essere assassinati.

       Inoltre si riteneva che la porcellana europea contaminasse l’acqua o i liquidi che era destinata a contenere, causando il contagio di malattie virali come l’interite. Il tasso di assorbimento della porcellana cinese era invece minore del 5 per cento e anche di meno, così da farne un oggetto di uso frequente più sicuro.   

Una bottiglia di porcellana risalente all’era dell’imperatore Qianlong (1736-1795).
Un piatto a peonia dell’era dell’imperatore Yongzheng (1723-1735).
Un piatto a motivo di fiore e uccelli dell’era dell’imperatore Yongzheng (1723-1735).
Un piatto decorato da motivo di pesce rosso dell’era dell’imperatore Qianlong.
Una bottiglia da toilette dell’era dell’imperatore Kangxi, esportato in Europa.

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